Chiunque abbia frequentato una palestra di arrampicata, ha sicuramente notato almeno una persona fasciare accuratamente le proprie dita con del nastro bianco, il famoso tape!

Il razionale che sta dietro a questa tecnica è semplice ed intuitivo, se voglio evitare di stressare la puleggia posso aiutarla a tenere fermo il tendine con qualcosa di esterno, applicare un cerotto ad anello o ad “H” sul dito sembra essere un modo semplice ed economico (sono stati proposti tutori rigidi ad anello, ma il rischio è il medesimo dell’afferrare al volo un rinvio mentre si cade, chi l’ha visto sa di cosa parlo, chi non l’ha visto non vuole vederlo, per i masochisti cliccare qui).

Ma il tape può davvero ridurre il carico su queste strutture?

Gli studi sono ancora poco chiari, i risultati sono contrastanti per il bendaggio ad anello, mentre sembrano ridurre l’effetto Arco nel caso dell’ H-tape, anche se non è chiaro se questo abbia un effetto clinico rilevante.

Non disponiamo pertanto di solidi dati nel campo specifico, tuttavia sappiamo in generale che l’utilizzo di qualsiasi tutore o bendaggio in maniera costante ha l’effetto di indebolire le strutture coinvolte, a livello muscolare, neurologico e, non meno importante, psicologico, il modo migliore di prevenire un infortunio è sollecitare con coerenza e programmazione i nostri tessuti.

Diverso potrebbe essere un utilizzo saltuario del tape, per esempio quando siamo stanchi o quando proviamo una via o un boulder che richiedono un grande utilizzo di prese arcuate.

Sembra inoltre che il tape possa essere utile nel ridurre il dolore, infatti è tuttora consigliato nella fase di rientro dall’infortunio, sia dopo un trattamento conservativo che dopo una soluzione chirurgica, anche a distanza di diversi mesi.

Quindi favorevoli al tape, ma solo in situazioni specifiche!

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