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Negli ultimi anni si sente più spesso parlare di una nuova patologia dell’anca, l’impingement femoro-acetabolare, andiamo a scoprire di cosa si tratta!

 

Questa condizine clinica è caratterizzata da una alterazione morfologica tra la testa del femore e l’acetabolo (la parte di bacino che accoglie il femore) creando una contatto anomalo tra le due superfici ossee.

 

La ricerca in qursto campo è abbastanza giovane e a tratti confusa, per questo nel 2016 si è svolto un agreement, ovvero una convention internazionale di esperti, ricercatori e membri di organizzazioni scientifiche, per fare un punto della situazione, analizzando la lettertura disponibile.

 

Il primo punto di discussione è solo apparentemente banale:

Che cosa è l’impingement femoro-acetabolare? O FAI in lingua Inglese?

 

 

La definizione che alle fine è stata scelta è: FAI syndrome is a motion-related clinical disorder of the hip with a triad of symptoms, clinical signs and imaging findings. It represents symptomatic premature contact between the proximal femur and the acetabulum.

Una sindrome clinica legata al movimento dell’anca, che presenta una triade di segni radiografici, sintomi e segni clinici, rappresenta un sintomatico e precoce contatto tra la testa del femore e l’acetabolo.

 

Il primo e più importante take home message è: una radiografia che presenta alterazioni non è sufficiente per diagnosticare una FAI, quindi se non ho dolore all’anca e noto queste modifiche morfologiche su una lastra che ho fatto per altri motivi, non è il caso di preoccuparsi!

 

Non esistono dati che indichino che presenza di alterazioni porterà allo sviluppo di sintomi, altrettanto non è indicato procedere con trattamenti “preventivi” basati sulla sola presenza di queste alterazioni, meno che mai di tipo chirurgico.

 

 

La terminologia corretta quindi non è impingement femoro acetabolare ma SINDROME da impingement femoro-acetabolare! O FAI syndrome.

 

 

Il sintomo principale è il dolore, a livello dell’anca o dell’inguine, tipicamente è strettamente legato ad un movimento o posizione specifica (diverso da un dolore di natura artrosica che invece è presente in tutti o quasi i movimenti), questa condizione è anche una delle possibili cause di Pubalgia.

 

Solitamente il dolore si manifesta durante attività vigorose es. football americano o che richiedono mobilità estreme come nei danzatori e ginnasti.

 

Spesso il paziente riporta fastidiosi click articolari, sensazione di rigidità o blocco articolare, talvolta cedimento.

 

Per fare diagnosi di FAI, dopo aver raccolto questi segni e sintomi in anamnesi è necessario procedere con dei test clinici, i due più utilizzati si chiamano FADDIR, in cui il femore viene portato in una posizione di chiusura articolare, positivo se provoca il dolore usuale del paziente, e il FABER, che ci fornisce indicazioni sulla limitazione di mobilità articolare.

 

Anche analizzare la forza dei muscoli dell’anca risulta utile in quanto spesso è ridotta nei pazienti con FAI.

 

 

Se questi test sono positivi possiamo pensare ad una sindrome da impingement femoro-acetabolare e per confermarla dovremo effettuare un esame di imaging, delle radiografie con proiezioni specifiche (antero-posteriore, laterale, Dunn) e se necessario, una risonanza magnetica.

 

Le immagini ci daranno anche una seconda importante informazione, ovvero a che tipologia di FAI siamo davanti, infatti la morfologia è di tre tipi, CAM, PINCER o MISTA, a seconda che l’alterazione ossea sia presente sul femore, sull’acetabolo, o in entrambi.

 

La scomparsa del dolore con iniezione di anestetico locale è un’altra modalità per confermare l’ipotesi.

 

Una volta confermata la nostra diagnosi potremo procedere con il trattamento più adeguato, che deve essere deciso in equipe multidisciplinare, in base alla presentazione clinica e alle caratteristiche, necessità ed obbiettivi del paziente stesso.

 

Un paziente molto sedentario, con scarse rischieste funzionali, potrebbe optare per trattamento conservativo, basato sulla comprensione dei movimenti ed attività scatenanti e sulla loro modifica o totale sospensione.

 

Il paziente atleta, o comunque con un alto livello di attività, lavorativa, sportiva etc… opterà per un trattamento Fisioterapico, basato su manipolazioni articolari, che insieme ad esercizi specifici di mobilità permetteranno di recuperare un movimento migliore, esercizi di rinforzo dei muscoli dell’anca e perfezionamento del gesto specifico.

 

Il trattamento Chirurgico, infine volto a migliorare la morfologia, evitando il contatto osseo, è consigliato nei casi che non hanno risposto ad altri interventi o che presentano un quadro clinico specifico, il Chirurgo Ortopedico, in team con il Fisioterapista ed il paziente stesso deciderà la strada più adeguata.

 

La ricerca su questo tema non ha ancora fornito dati solidi sulla superiorità di un approccio rispetto all’altro, infatti tutti i trattamenti migliorano i sintomi, che tendono a peggiorare in assenza di interventi.

 

La mancanza di dati a lungo termine rende la scelta tra le modalità di trattamento una scelta contestuale, in base alle preferenze del clinico e del paziente, attendiamo fiduciosi altri studi!

 

Esiste correlazione tra CAM e artosi dell’anca, ma non abbiamo dati che indichino che il trattamento riduca questo rischio, per cui si ribadisce che la chirurgia preventiva, basata solo sulle alterazioni strutturali dell’articolazione non è al momento consigliabile.

 

 

The Warwick Agreement on femoroacetabular impingement syndrome (FAI syndrome): An international consensus statement; British Journal of Sports Medicine · October 2016 DOI: 10.1136/bjsports-2016-096743, Damian Russel Griffin The University of Warwick, Edward Dickenson, The University of Warwick John O’Donnell, St. Vincent’s Hospital Melbourne, Rintje Agricola, Erasmus MC

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L’impingement femoro-acetabolare

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