Hai subito una lesione dei tessuti molli, come uno strappo muscolare, una distorsione di caviglia? Che cosa è meglio fare nell’immediato? E poi?

Negli anni la gestione delle lesioni dei tessuti molli ha attirato grande attenzione nella ricerca scientifica, sia per l’elevata frequenza di queste patologie, sia per il loro impatto nelle prestazioni sportive di atleti d’élite. Sono stati formulati diversi protocolli, inquadrati con un acronimo per facilitare il clinico, si è passati quindi dal PRICE (protezione-riposo-ghiaccio-compressione-elevazione), al POLICE (come il primo, ma il riposo assoluto è sostituito dal “carico ottimale”), evidenziando come nel tempo il riposo fine a sé stesso sia considerato, sempre di più, controproducente.

Il protocollo più recente, pubblicato da BJSM (British Journal of Sports Medicine), una delle riviste più autorevoli del settore, propone un acronimo davvero simpatico: Il tuo tessuto ha bisogno di PEACE and LOVE. In dettaglio:

P per Protect, Protezione, per 1-3 giorni è meglio lasciarlo in pace, per ridurre il sanguinamento e evitare di aggravare il danno, il riposo tuttavia deve essere minimo, per non compromettere la forza e la qualità del tessuto, nell’iniziare a caricare ci faremo guidare dal dolore.

E per Elevate, Elevazione, portare l’arto più in alto rispetto al cuore promuove il ritorno venoso, velocizzando il riassorbimento dell’edema, per la verità non ci sono enormi evidenze a riguardo, ma, visto l’ottimo rapporto rischio beneficio, continua ad essere raccomandato.

A per avoid antiinflammatory modalities, evita Antiinfiammatori, l’infiammazione è lì per curare al meglio i tessuti danneggiati, inibirla potrebbe compromettere la qualità della guarigione su lungo termine, un ragionamento analogo si pone per l’utilizzo del ghiaccio, che, pur presentando un effetto analgesico, potrebbe ridurre l’infiammazione, non c’è ancora certezza.

C per Compress, Compressione, l’utilizzo di un bendaggio compressivo limiterà il travaso di sangue, riducendo l’edema.

E per Educate, Educazione, sappiamo che le varie terapie passive, manuali o elettroterapie che siano (tecarterapia, TENS, etc…) non riducono i tempi di guarigione, sebbene sul breve termine possano essere efficaci nel dolore, possono creare nel paziente la credenza della necessità di “sistemare qualcosa”, inducendo effetto nocebo e dipendenza dal terapista, è fondamentale educare il paziente in tale senso, nonesistono trattamenti magici, solo duro lavoro!

Dopo i primi 5 giorni, inizia la fase del LOVE

L for Load, Caricare i tessuti, un approccio attivo, composto da movimento ed esercizi, è consigliato in generale per i disordini muscolo-scheletrici, caricare i tessuti in maniera precoce, appena i sintomi lo consentono, permette di migliorare la tolleranza e la capacità di assorbire lo stress meccanico da parte di muscoli, tendini e legamenti.

O for Optimism, Ottimismo, il cervello ha un ruolo chiave nella riabilitazione, paura, catastrofizzazione e depressione possono essere enormi barriere nel recupero, associandosi a peggiore prognosi e risultati più scarsi, un atteggiamento positivo ti aiuterà senza dubbio.

V for Vascularisation, Vascolarizzazione, anche se i tempi ed il dosaggio devono ancora essere ben calibrati, una attività cardiovascolare, che non provochi dolore è un punto fondamentale nella gestione di un disturbo muscolo-scheletrico, promuovendo il flusso sanguigno e riducendo la necessità di terapie farmacologiche.

E for Exercise, Esercizio, è l’unica vera terapia possibile, e dovrebbe coinvolgere tutti i parametri di forza, resistenza, propriocezione, coordinazione, cercando di essere specifico sul paziente, in base allo sport praticato e al meccanismo di infortunio, il dolore sarà la guida nella progressione degli esercizi

Riassumendo, gestire una lesione dei tessuti molli deve mirare molto più in là della gestione del danno nell’immediato, il clinico deve rivolgersi ad obbiettivi a lungo termine, trattando la persona e non l’infortunio, per una guarigione di qualitàe per abbattere il rischio di recidiva. Questo protocollo rappresenta una svolta enorme nel campo di questo tipo di lesioni, sconsigliando in maniera esplicita l’utilizzo di antiinfiammatori, ancora largamente usati nella pratica clinica, e mantenendo l’accento su come un carico precoce e la progressione con esercizio in carico siano la chiave del lavoro, a scapito di Tecar, Tens o altre elettroterapie o terapie manuali, utili forse nel breve termine ma non curative.

Quello che trovo più significativo però è il sottolineare l’importanzadell’educazione del paziente, infatti, dare le corrette informazioni sulla patologia, su cosa sia veramente terapeutico e cosa sia invece solo un aiuto (magari efficace, ma non necessario), spiegare approfonditamente le cause del dolore e quindi, in ultima analisi, fornire al paziente gli strumenti per valutare e decidere, insieme al Fisioterapista, il percorso più adeguato alle proprie esigenze è un dovere deontologico e professionale del clinico, oltre al modo migliore per instaurare un rapporto sano, di assistenza e non di dipendenza, tra paziente e terapista.

Quindi, mi raccomando, mettete fiori nei vostri cannoni e… PEACE and LOVE!

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