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Ti sei bloccato con la schiena?

 

Hai un dolore ricorrente o costante in zona lombare e non capisci perché?

 

In questo articolo proverò a spiegarti cosa significano il dolore cronico e quello acuto!

 

Partiamo con il dire che, avere ogni tanto degli episodi di mal di schiena, collo o a qualunque altra parte del corpo, fa parte del gioco, è normale, l’essere umano si muove nello spazio, pratica sport, coltiva i campi è quindi perfettamente legittimo che, saltuariamente, subisca qualche infortunio.

 

 

Pensate che le statistiche ci dicono che tra il 50 e l’80% della popolazione mondiale avrà almeno una volta nella vita un episodio di mal di schiena, e che questo dato è stabile grosso modo da quando è possibile calcolarlo!

 

 

Le criticità del dolore sono piuttosto legate alla durata e ricorrenza del problema, e al quanto esso limita la mia qualità di vita.

 

Potremmo riassumere dicendo che dovremmo essere disposti a subire un evento acuto, cercando di evitare di sviluppare un dolore ricorrente, cronico

 

 

Ma cosa è un dolore acuto?

 

 

Quando invece è corretto parlare di dolore cronico?

 

 

Cosa li differenzia?

 

 

Per prima cosa dobbiamo capire cosa è il dolore, qual è il suo significato.

 

Come si definisce il dolore?

 

Secondo la IASP, associazione internazionale sullo studio del dolore, autorità assoluta in materia, possiamo definire il dolore come:

 

 

“una spiacevole esperienza sensoriale ed emotiva, collegata al danno o alla possibilità del danno, e descritta in termini di danno”.

 

 

 

Analizziamo le informazioni che ci fornisce questa definizione:

 

Spiacevole, scontato direte, ma è un aspetto in realtà molto profondo, il dolore è legato ad aspetti culturali, pensate ad un Giapponese o di un Francese parlando di sopportazione del dolore (mi viene in mente una puntata di Scrubs), trattasi ovviamente di stereotipi, ma è indicativo…

 

Un praticante di sesso sadomaso prova dolore? Forse no, perché non è per lui spiacevole in quel momento.

 

Esperienza sensoriale ed emotiva, quindi sia la componente recettoriale, i nostri sensori, che l’aspetto emotivo influiscono sulla mia sensazione di dolore, il contesto, la paura, una condizione stressante, tutto è compreso dentro il nostro dolore.

 

Collegata al danno o alla possibilità del danno, quindi possiamo provare dolore in seguito ad un pugno o ad una frattura, e questo era intuitivo, ma anche se la situazione ci porta a credere di avere subito una forma di lesione, il dolore non è necessariamente indicatore di danno!

 

 

Esempio eclatante a proposito è quello citato in uno studio del 1995 dal British Medical Journal (Fisher JP, Hassan DT, O’Connor N, BMJ 1995; 310:70.), dove si descrive un operaio edile che convinto di essersi piantato un chiodo nel piede viene trasportato d’urgenza in ospedale, in preda ad un dolore pazzesco, al punto di doverlo sedare per la visita nel reparto di pronto soccorso, per scoprire poi che il chiodo era in realtà passato nello spazio tra primo e secondo dito del piede, senza provocare alcun danno!

 

 

 

In quel frangente il cervello ha ritenuto necessario provare dolore per rendere immediate le cure, è una questione evolutiva, appena scoperta l’assenza di danni strutturali il paziente ha smesso di provare dolore!

 

Descritta in termini di danno, culturalmente siamo portati a descrivere il dolore associandolo ad un aspetto di danno strutturale, è per questo che se abbiamo mal di schiena tendiamo ad usare parole come strappo o stiramento, anche se è quasi impossibile subire un infortunio di questo tipo nel tratto lombare.

 

Capito, più o meno, cosa si intende per dolore in generale, vediamo cosa differenzia il dolore acuto da quello cronico.

 

Il dolore acuto, sempre secondo la IASP, è:

 

 

“la consapevolezza di un segnale nocicettivo da parte di un tessuto recentemente danneggiato, complicato dalla sensibilizzazione, nella periferia e nel sistema nervoso centrale”.

 

 

Consapevolezza di un segnale nocicettivo da parte di un tessuto recentemente danneggiato, Il dolore acuto insorge generalmente in seguito ad un trauma o un sovraccarico funzionale (che non per forza corrisponde ad un danno), se un tessuto subisce un danno, pensiamo ad una frattura o ad una distorsione di caviglia, i recettori locali inizieranno ad inviare dei segnali ai centri superiori, la corteccia cerebrale per intenderci, li chiamiamo tecnicamente segnali nocicettivi, che ancora non corrispondono al dolore, sono solo un segnale elettrochimico che porta l’informazione “danno” e la sua localizzazione.

 

 

Il sistema nervoso centrale, ricevuti questi ed altri segnali, dal corpo e dall’ambiente esterno, elabora una risposta,

 

 

il dolore è una delle possibili risposte.

 

 

Il contesto influenzerà questa risposta, se per esempio mi rompo una gamba mentre pratico sci alpino, e nel frattempo vedo scendere una valanga, di sicuro riuscirò a correre senza dolore, per garantire la mia sopravvivenza, infatti il cervello è dotato di un sistema di controllo (sistema di modulazione discendente) dei segnali provenienti dalla periferia e può ritenere di ridurre o eliminare alcuni stimoli se la situazione lo richiede.

 

 

Nell’ acuto il danno tissutale, che sia a carico di muscolo, osso o altro, è la causa predominante (non l’unica! Sic!) del dolore.

 

 

L’intensità del dolore però non corrisponde in maniera lineare alla gravità del danno, il contesto, la paura il mio livello di fitness, etc… partecipano all’elaborazione del segnale “dolore” da parte del mio sistema nervoso centrale.

 

 

 

Complicato dalla sensibilizzazione, nella periferia e nel sistema nervoso centrale, la sensibilizzazione, periferica e centrale, è legata alla risposta infiammatoria, che tramite ormoni, catecolamine e altre sostanze in circolo tende a rendere più sensibili, e quindi più suscettibili agli stimoli causati dal danno, sia i recettori locali che le vie nervose che trasmettono il segnale nocicettivo al sistema nervoso centrale.

 

Questo significa che basterà uno stimolo più blando per innescare il segnale nocicettivo e la produzione della risposta dolore, nei casi dove la sensibilizzazione è molto grave riscontriamo un fenomeno che si chiama Allodinia, ovvero la sensazione di dolore in seguito ad uno stimolo normalmente non doloroso, per esempio il tatto.

 

Un dolore acuto è destinato scomparire nel giro di giorni o settimane, per la guarigione del tessuto danneggiato, e la normale ripresa delle nostre attività quotidiane, sportive e lavorative, che permetteranno alle nostre strutture muscolo – scheletriche e, soprattutto, nervose di de-sensibilizzarsi gradualmente, semplicemente muovendoci e facendo ciò che ci piace!

 

 

Nel dolore acuto il compito del Fisioterapista è aiutarti a gestire il dolore, con terapia manuale ed esercizi, e spingerti a riprendere, o migliorare, il tuo stile di vita, progressivamente e con costanza.

 

 

Sembra semplice no?

 

Tutto sommato sì… ma non sempre le ciambelle escono con il buco…

 

 

Quanti di noi soffrono di un disturbo ricorrente, che si presenta e sparisce ciclicamente? Quanti invece hanno un fastidio che ormai è costante?

 

 

Eh il mio problema ormai è cronico…

 

Questa è una delle frasi che mi sento dire più spesso da chi ha un dolore persistente, di solito un male al collo o al tratto lombare.

 

 

Il termine cronico viene spesso vissuto come un marchio che indica non guarirò mai .

 

 

Se cerchiamo la definizione di dolore cronico, la solita IASP indica:

 

 

 “dolore che persiste o si ripresenta in maniera ricorrente da almeno 3 mesi”,

 

 

Il termine cronico non fornisce quindi alcuna indicazione sulla prognosi, ovvero sul come e quando guariremo da questo problema, ci dice solo che il dolore è presente da parecchio.

 

Sappiamo che, qualunque sia il tessuto danneggiato, al massimo nel giro di 3-6 mesi andrà incontro a completa guarigione, di fatto non sarà più presente uno stimolo nocicettivo importante da parte di una struttura danneggiata.

 

Eppure, alle volte, il dolore continua a manifestarsi…

 

Cosa significa?

 

Me lo starò inventando?

 

 

La risposta è un po’ più complessa, sicuramente più il dolore è di lunga durata, meno gli aspetti strutturali saranno significativi, quindi se anche avete sollevato un vaso pesante 6 mesi fa, bloccandovi con la schiena, quel danno (eventuale ricordate!) non può spiegare un dolore che ancora vi portate dietro!

 

 

Dalla periferia continueranno ad arrivare stimoli nocicettivi (i segnali dei nostri recettori locali) ma saranno poco legati al danno prodotto sul tessuto, le sensibilizzazioni, periferica e centrale, che abbiamo nominato parlando di dolore acuto, sono presenti in misura anche maggiore nel dolore di tipo cronico e sono il motivo per cui un tessuto, pur biologicamente sano, può continuare a dare segnali di disagio.

 

Quindi, questi stimoli restano importanti nella genesi del segnale dolore da parte del nostro sistema nervoso centrale, ma non sono più la parte preponderante.

 

 

Nel mal di schiena cronico, mancanza di movimento, paura, ansia, depressione, mancanza di fiducia nel proprio corpo, stress, diventano i veri protagonisti nella produzione del segnale “dolore”.

 

 

Abbiamo detto che il dolore è una risposta, un meccanismo che permette e costringe il corpo a ricercare una cura, per un danno, fattuale o potenziale, ma è un meccanismo che a volte si inceppa

 

Nel dolore cronico la presenza dei segnali nocicettivi e la produzione del segnale dolore non sono più funzionali, ma espressione di un sistema nervoso che non ha più la situazione sotto controllo.

 

 

Il compito del Fisioterapista, quando si presenta un paziente con dolore cronico è molto più complesso ed ampio.

 

 

Il paziente cronico di solito è diventato tale perché non è tornato a svolgere come prima i compiti quotidiani, lavorativi, familiari, sportivi.

 

Spesso perché ha avuto paura, di farsi di nuovo male, di poter peggiorare la situazione, magari rafforzato da qualche “professionista” che gli ha raccontato di bacini storti, muscoli corti o altre cose su cui il povero paziente non ha alcun potere, i pensieri negativi e le errate condizioni che abbiamo sulla origine del nostro dolore, influiscono negativamente su di esso.

 

 

Nel dolore cronico uno degli aspetti più significativi è la comunicazione, solo rassicurando il paziente e portandolo di nuovo ad uno stile di vita attivo riusciremo a risolvere il suo problema.

 

 

 

E’ necessario allenare il sistema nervoso agli stimoli cui è diventato sensibile, esattamente come potremmo fare con un muscolo.

 

Un simpatico ed esaustivo video sull’argomento lo trovate qui in lingua originale e qui con traduzione italiana.

 

Ti è piaciuto questo articolo?

 

Mi rendo conto che l’argomento è vasto e un po’ complicato, se non hai capito qualcosa o vuoi approfondire contattami, sui miei social o via mail!

 

 

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Mal di schiena Cronico e Acuto

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