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La Tendinite d’Achille, o più correttamente Tendinopatia Achillea, è uno degli infortuni più frequenti nei Runners, se praticate corsa su strada o trail running è facile che abbiate avuto voi stessi questo disturbo, o perlomeno conoscerete qualcuno che ne ha sofferto!

 

 

Si tratta di una patologia degenerativa del tendine, provocata generalmente da un sovraccarico cronico, quindi da una non ottimale gestione degli allenamenti, tuttavia può colpire anche soggetti sedentari.

 

 

Il disturbo principale è il dolore, localizzato sulla parte centrale del tendine, oppure nella sede di inserzione sul tallone (tendinopatia inserzionale).

 

Inizialmente il dolore si aggrava con l’attività, e scompare a riposo, fatto che porta spesso a sottovalutare il sintomo, ma in una fase più avanzata questi persisterà anche ad attività conclusa, oltre a comparire in seguito a sforzi via via meno intensi, nei casi più severi avremo anche una leggera zoppia durante il cammino, in alcuni casi un rigonfiamento potrebbe accompagnare il dolore.

 

  

 

Tutto facile fin qui, ma la domanda è: perché ho avuto un disturbo tendineo?

 

Come in tutte le tendinopatie, il problema è dato da diversi fattori, tra cui l’età, il sovrappeso, cure prolungate con steroidi o alcune categorie di antibiotici, ma il protagonista è la gestione del nostro allenamento.

 

 

Modifiche brusche dell’intensità o volume della nostra routine, sono la causa più importante dei dolori al tendine d’Achille, per esempio se rientriamo da un periodo di due mesi di stop ma ripartiamo direttamente al nostro passo e kilometraggio medio,

 

 

magari forziamo un po’ troppo preparando una gara.

 

 

Anche modifiche apparentemente meno importanti possono favorire lo sviluppo di questo disturbo, come la il cambiare la frequenza dell’allenamento, anche a parità di km percorsi, un cambio dei dislivelli affrontati, o semplicemente una scarpa diversa.

 

La diagnosi di una Tendinopatia è prevalentemente clinica, il racconto del paziente, la localizzazione e il comportamento del dolore, sono generalmente informazioni sufficienti.

 

In caso di dubbio si può ricorrere ad una Ecografia o una RM, tuttavia sappiamo che non esiste una correlazione diretta tra le alterazioni strutturali del tendine e il sintomo, quindi la diagnostica per immagini risulta essere poco utile, anche a livello prognostico.

 

 

 

Ho un Tendinite d’Achille, cosa posso fare?

 

Le opzioni di trattamento sono piuttosto limitate, si è visto infatti che le terapie passive, manuali e strumentali (tecar, ultrasuoni etc…) hanno al massimo un piccolo effetto sul breve termine, ma non modificano minimamente il decorso della patologia.

 

 

In fase inziale anche lo stretching del polpaccio potrebbe non essere indicato, in quanto crea delle forze di compressione sul tendine.

 

 

Per contro, un approccio attivo, con esercizi a carico graduale, avrà un riscontro particolarmente efficace, sul medio e lungo termine, vi porterà quindi al ritorno alla corsa, senza grosso rischio di recidive.

 

 

 

Diventa fondamentale, in questo tipo di patologia, l’educazione del paziente, perché un concetto centrale, che dovremo accettare da subito, è che non esistono scorciatoie, il percorso sarà lungo ed impegnativo, ma ci darà la garanzia di un risultato duraturo.

 

 

La scelta degli esercizi terapeutici varierà da caso a caso, in generale si inizierà con esercizi lenti a carico alto, faticosi, ma poco stressanti per il tendine, per arrivare a gesti via via più dinamici come salti e pliometria.

 

 

 

La chirurgia non ci garantisce il risultato, quindi va considerata come ultima risorsa possibile, da considerare solo in caso di insuccesso di tutti i trattamenti.

 

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La tendinite d’Achille

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