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Un fastidioso dolore al tallone è il sintomo più comune che viene causato dalla Fascite plantare, questa patologia ha ancora degli aspetti oscuri, ma nel 2021 è uscito uno studio molto interessante, che ne analizza la sua forma cronica (ovvero con dolore presente da più di tre mesi).

 

 

Gli autori si sono chiesti quali fossero i fattori di rischio per la Fascite plantare, procedendo con uno studio caso-controllo.

 

 

 

Dopo aver selezionato i soggetti con dolore al tallone (casi) e i corrispondenti per fascia d’età e sesso, senza dolore al tallone (controllo), sono stati valutati numerosi parametri.

 

I fattori analizzati sono estremamente ampi, si passa dall’ articolarità della caviglia, presenza di sintomi depressivi, fattori personali e sociali come scolarità, tipologia di lavoro, comorbidità, livello di attività fisica, indice di massa corporea, e così via.

 

Dopo l’analisi statistica abbiamo dei risultati davvero interessanti, in particolare per tutti quelli che si ostinano a ragionare in maniera esclusivamente meccanica.

 

 

 

I principali fattori di rischio per la fascite plantare… non sono particolarmente legati a fattori specifici del piede!

 

 

Difatti i fattori di rischio statisticamente significativi sono la circonferenza della vita, la catastrofizzazione del dolore, il dolore multisito e infine la forza dei polpacci.

 

 

La circonferenza della vita, più che rappresentare un semplice sovrappeso, e la banalità del maggiore peso da portarsi in giro, implica l’aumento del grasso viscerale, che sappiamo causare alterazioni a livello metabolico ed infiammatorio, anche a livello tendineo (non scordiamoci che la fascite plantare è una tendinopatia).

 

 

 

La catastrofizzazione del dolore indica delle modifiche nella nostra percezione di un disturbo e dell’impatto che questo ha nella nostra vita, fa parte di quei fattori psicosociali che sappiamo avere un ruolo fondamentale nel dolore muscolo-scheletrico, in particolare quando cronico.

 

La presenza di un dolore multisito, ovvero in più aree corporee, è indice di un processo di sensibilizzazione centrale, ovvero di come il nostro cervello interpreta gli stimoli che arrivano dalla periferia, altro fattore presente nel dolore cronico.

 

 

La forza dei muscoli dei polpacci è l’ unico fattore intrinseco del piede presente nei fattori di rischio per la fascite plantare!

 

 

In realtà, l’associazione che risulta dallo studio è inversa, maggiori livelli di forza sono associati a minore frequenza di dolore al tallone.

Oltre che una struttura più forte, probabilmente questa correlazione è associata a maggiori livelli di attività fisica, normalmente legata a minori problemi di sovrappeso e migliori fattori psicosociali.

 

 

I risultati di questo studio si scontrano con l’idea che la fascite plantare di tipo cronico possa essere riabilitata esclusivamente con interventi locali, come plantari, manipolazioni del piede e simili, aldilà del rinforzo della muscolatura che sembra avere un ruolo protettivo.

 

 

 

Come Fisioterapisti dovremmo concentrarci maggiormente sui fattori generali del paziente, come il suo stile di vita più che sui suoi aspetti posturali o strutturali, promuovendo ad esempio il dimagrimento e l’aumento dell’attività fisica, anche in collaborazione con altre figure professionali come il nutrizionista.

 

 

 

 

 

 

 

Chronic Plantar Heel Pain is Principally Associated With Waist Girth (Systemic) and Pain (Central) Factors, Not Foot Factors: A Case-Control Study, Jason Rogers, PT, MPhty, Graeme Jones, PhD, Jill L. Cook, PT, PhD, Karen Wills, PhD, Aroub Lahham, PT, PhD, Tania M. Winzenberg, PhD1, Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy, Published Online:May 7, 2021Volume0Issue0Pages1-29

https://www.jospt.org/doi/10.2519/jospt.2021.10018

 

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Fattori di rischio per la fascite plantare

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